21 maggio 2011
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Dal 7 al 29 maggio 2011 il Giro attraversa le eccellenze d’Italia e festeggia i 150 anni dell'Unità. In totale 23 giorni di cui 21 di gara. Verranno attraversate 17 delle 20 regioni italiane. Partenza da Torino-Reggia di Venaria Reale e conclusione a Milano-Piazza Duomo. Sei tappe di alta montagna (con sei arrivi in salita) la più famosa in Friuli Venezia Giulia: il tanto temuto Zoncolan. Si correrà sabato 21 maggio la 14ª tappa, Lienz (Austria) - Monte Zoncolan (Udine, Italia), di 210 km e 4 gran premi della montagna.
È un duomo, un campanile, una guglia. È un serpente a sonagli. È un velodromo verticale. È lo Zoncolan, e il nome rende già l’idea di una strada malvagia che finisce su una veranda, su un balcone, su una finestra verso la Carnia. Dieci chilometri e mezzo atroci, incarogniti, spietati. La montagna più dolorosa, la salita più dura, la pendenza più azzardata. Mai al limite del ribaltamento, come per Plan de Corones (o per la Bola del Mundo nella Vuelta), ma più lunga e soffocante. E lo Zoncolan sarà uno dei mattatori del Giro d’Italia 2011. Dal versante di Ovaro, dai prati a quota 525 fino al trampolino a quota 1735, 1210 metri di dislivello faticoso anche per chi va a motore o a piedi.I primi 3 chilometri ragionevoli, poi a Liariis, come sempre, annunciato da un cartello d’ispirazione dantesca, si entra nell’inferno e "lasciate ogni speranza voi ch’entrate". Un canto, ma di schiavi. Come un blues del Mississippi, se non fosse che là si trattava di capanne e paludi, qui di nidi e vette. Fino al 2003, lo Zoncolan non esisteva. Era un’espressione geografica e un’eresia ciclistica. Era una riserva naturale senza neppure il bisogno di una legge che lo tutelasse. Ci pensava da solo. Una sola strada, da Sutrio. Ed è quella che venne imposta ai corridori.Nato nel 2007, quando il Giro trasformò una mulattiera in strada, una scommessa in percorso, tappa, trionfo. Perché a trionfare fu ancora Simoni, anzi, Simoni con il suo gregario Leonardo Piepoli, ma trionfò anche il Giro con i centomila che riverniciarono lo Zoncolan come un immenso mercato dei fiori, come un infinito carnevale dei coriandoli.Nel 2010 la magia si è vissuta con un duello ruota a ruota, gomito a gomito, cuore a cuore: Cadel Evans, campione del mondo, e Ivan Basso. Poi Basso è volato alto e a 3,7 chilometri dalla cima ha forzato e se n’è andato, da solo, anche verso la sua seconda vittoria finale al Giro.Un’odissea a due ruote.
È un duomo, un campanile, una guglia. È un serpente a sonagli. È un velodromo verticale. È lo Zoncolan, e il nome rende già l’idea di una strada malvagia che finisce su una veranda, su un balcone, su una finestra verso la Carnia. Dieci chilometri e mezzo atroci, incarogniti, spietati. La montagna più dolorosa, la salita più dura, la pendenza più azzardata. Mai al limite del ribaltamento, come per Plan de Corones (o per la Bola del Mundo nella Vuelta), ma più lunga e soffocante. E lo Zoncolan sarà uno dei mattatori del Giro d’Italia 2011. Dal versante di Ovaro, dai prati a quota 525 fino al trampolino a quota 1735, 1210 metri di dislivello faticoso anche per chi va a motore o a piedi.
I primi 3 chilometri ragionevoli, poi a Liariis, come sempre, annunciato da un cartello d’ispirazione dantesca, si entra nell’inferno e "lasciate ogni speranza voi ch’entrate". Un canto, ma di schiavi. Come un blues del Mississippi, se non fosse che là si trattava di capanne e paludi, qui di nidi e vette. Fino al 2003, lo Zoncolan non esisteva. Era un’espressione geografica e un’eresia ciclistica. Era una riserva naturale senza neppure il bisogno di una legge che lo tutelasse. Ci pensava da solo. Una sola strada, da Sutrio. Ed è quella che venne imposta ai corridori.
Nato nel 2007, quando il Giro trasformò una mulattiera in strada, una scommessa in percorso, tappa, trionfo. Perché a trionfare fu ancora Simoni, anzi, Simoni con il suo gregario Leonardo Piepoli, ma trionfò anche il Giro con i centomila che riverniciarono lo Zoncolan come un immenso mercato dei fiori, come un infinito carnevale dei coriandoli.
Nel 2010 la magia si è vissuta con un duello ruota a ruota, gomito a gomito, cuore a cuore: Cadel Evans, campione del mondo, e Ivan Basso. Poi Basso è volato alto e a 3,7 chilometri dalla cima ha forzato e se n’è andato, da solo, anche verso la sua seconda vittoria finale al Giro.
È un duomo, un campanile, una guglia. È un serpente a sonagli. È un velodromo verticale. È lo Zoncolan, e il nome rende già l’idea di una strada malvagia che finisce su una veranda, su un balcone, su una finestra verso la Carnia. Dieci chilometri e mezzo atroci, incarogniti, spietati. La montagna più dolorosa, la salita più dura, la pendenza più azzardata. Mai al limite del ribaltamento, come per Plan de Corones (o per la Bola del Mundo nella Vuelta), ma più lunga e soffocante. E lo Zoncolan sarà uno dei mattatori del Giro d’Italia 2011. Dal versante di Ovaro, dai prati a quota 525 fino al trampolino a quota 1735, 1210 metri di dislivello faticoso anche per chi va a motore o a piedi.
Nato nel 2007, quando il Giro trasformò una mulattiera in strada, una scommessa in percorso, tappa, trionfo. Perché a trionfare fu ancora Simoni, anzi, Simoni con il suo gregario Leonardo Piepoli, ma trionfò anche il Giro con i centomila che riverniciarono lo Zoncolan come un immenso mercato dei fiori, come un infinito carnevale dei coriandoli.
Nel 2010 la magia si è vissuta con un duello ruota a ruota, gomito a gomito, cuore a cuore: Cadel Evans, campione del mondo, e Ivan Basso. Poi Basso è volato alto e a 3,7 chilometri dalla cima ha forzato e se n’è andato, da solo, anche verso la sua seconda vittoria finale al Giro. (fonte: Gazzetta dello Sport, 14/10/2010)